Materialschlacht

It means nothing to me
This means nothing to me
Oh, Vienna


Ultravox, Vienna

Dicembre: lessico e nuvole – bilanci, rilanci, bilance, rinunce.

Guardo il mondo da un oblò – ne muoio un tot.

Sul primo canale, nell’ eurocity notte appena partito scorrono riflesse sui vetri le malinconie pensili sul Lungoferrovia di Lambrate – luci intermittenti su intonaco ingrigito, babbi natale scoloriti scalano ringhiere a 900 euro al mese spese escluse.

Sul quarto canale, i vicini comprano casa. Amiche dipingono pareti di stanze di bimbi. Colleghi cambiano aria. Amici si danno al giardinaggio dell’odio e coltivano rancori reciproci nel cassettone del letto Herdlä. Quand’è che lui va a pisciare sul pesce? – ti chiedi ogni volta che ti ritrovi spettatore della loro personale materialschlacht apparecchiata per cena.

Sul canale regionale, I Giochi senza Frontiere dell’ Egomania si son conclusi, e come da copione nessuno può ritenersi neanche un po’ perdente, salvo la discesa dal podio – gli egotisti non perdono mai.

In un vuoto di palinsesto, M. mi invia un cane di Larcenet che confessa di essersi ridotto a pensare che avere un cattivo padrone sia meglio che non averne – e mi sento sollevata come il Socio Aci all’arrivo del carroattrezzi a pensare che tutto, dopotutto, altro non è che uno script da fumetto belga.

Nel girone degli scompartimenti notturni, la bimba del sitzplatz 087 col suo pianto da sirena antiaerea sancisce per tutti la fine delle trasmissioni – che a breve è già domani, a manca una manciata di ore alla Wien Hbf.